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13/09/2009

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Intervista a Carmine Di Giandomenico (2di2)

Seconda straordinaria carrellata di domande al nostro Carmine!

Pensi che nel XXI secolo ci sia ancora spazio per il Fumetto come forma di ispirazione? O nel mondo dell’apparenza e dello show-business la Nona Arte deve ormai “accontentarsi” di intrattenere?

Io personalmente non credo che il fumetto possa competere con le formule espressive e tecnologiche che il mondo sforna mese dopo mese.
Il fumetto è relegato al proprio io, proprio come il rapporto tra cinema e teatro. A questo punto forse la domanda da farsi è: il mezzo fumetto, inteso come espressione artistica, e chi ci lavora, ne gestisce la produzione, etc, è pronto a voler cambiare binari oramai arrugginiti, mentre tutti gli altri viaggiano sulla corsia preferenziale?
Mi spiego meglio; il problema non è il supporto cartaceo, che potrebbe essere considerato antico (personalmente, al contrario di quanto si possa pensare, lo giudico il suo punto di forza), ma è la formula di divulgazione che secondo me si dovrebbe cambiare, e anche una formula all’interno dell’albo stesso, dei suoi spazi di impaginazione, con delle pagine dedicate a sponsor che possono aiutare, oltre che a dare un contributo economico per la stampa e ammortizzare le spese, anche alla divulgazione dell’albo stresso con formule pubblicitarie diverse. Far arrivare il fumetto alla gente e non la gente al fumetto.
Questo giustamente è il mio pensiero nostalgico e romantico e lascio fare il proprio mestiere a chi lo fa da molto tempo, e conosce meglio di me le mille sfaccettature del settore. In fondo parlo da disegnatore e non da dirigente.
 

Essendoti cimentato sia al disegno che al soggetto stesso di una storia, quale attività hai trovato più appagante?

Entrambe, scrivere e ideare storie mi piace moltissimo, e avrei dei soggetti da sviluppare e realizzare, Ma ci sono due problematiche. La prima è che la mia prima professione, cioè disegnatore, mi porta via molto tempo durante il giorno.
E il secondo, è che chi fa il disegnatore, in Italia, non spesso viene considerato come una persona che possa avere anche delle idee, quindi ogni volta che prova a proporre una storia viene visto come uno che vaga vaneggiando con la febbre a 40. Perché pensano: "ma come, tu disegni, mica scrivi o inventi?" Inoltre in Italia vige la regola per la quale bisogna spiegare sempre tutto, anche il minimo passaggio narrativo, con una didascalia o un balloon, altrimenti il lettore non potrebbe comprendere l’avvenimento raccontato in quell’istante. Cosa che personalmente trovo offensiva nei confronti del lettore, che oggi è diverso da quello degli anni '40. Ovviamente parlo in base ai miei gusti personali sul come raccontare storie.
Attualmente sto pensando ad un paio di storie che mi frullano per la testa e, prendendo coraggio, prima o poi, vedrò di svilupparle. Se usciranno non saprò mai dirvelo, ma ci proverò.
 

La tua produzione passata è stata all’insegna del tratto puro, evitando programmi di fotoritocco. Oggi sei riuscito a trovare un compromesso accettabile fra matite e software?

Ammetto che in passato ho criticato l’uso del computer, poiché lo vedevo freddo e distaccato dalla realizzazione di una pagina. Ma oggi mi devo ricredere. Attualmente esistono delle tecnologie e software avanzati che ti permettono di poter ricreare effetti tali che nel farli a mano ci si metterebbe un mese. Per quello che riguarda me personalmente, devo dire che ho preso una certa manualità con i nuovi mezzi tecnologici, solo nei miei ultimi 5/6 anni, ma per la prima parte, cioè realizzazione dei disegni e della pagina in bianco e nero, mi dispiace resterà sempre legata alla produzione manuale.
Esempio lampante è la lavorazione di MAGNETO TESTAMENT e de "La Dottrina" numero 4.


MAGNETO: TESTAMENT in edizione italiana sarà tra gli eventi Panini Comics della prossima Lucca Comics & Games. Cosa significa rappresentare in un fumetto l’orrore dell’Olocausto?

Prima di tutto per me è stato un onore poter avere l’opportunità di illustrare le origini di un personaggio così importante dell’universo mutante.
Inoltre dopo aver letto la sceneggiatura di Greg Pak e la stretta collaborazione con Simon Warren per la supervisione della trama e disegni, sono stato catturato dall’atmosfera che si è voluta creare.
Oltre ad essere un fumetto ambientato in un periodo storico oscuro dell’umanità, è anche una storia che parla di valori familiari e di sentimenti. Una struttura narrativa molto europea, e vicina al mio modo di affrontare una storia. Inoltre spero che chi si avvicinerà a questa storia possa riflettere, anche per un solo istante, su quel che abbiamo voluto descrivere, e non buttare la storia lì, senza leggerla, nella bacheca o libreria solo per uno scopo di collezionismo o di mercato.


Chi ha seguito l’edizione in originale ha avvertito tangibile malinconia trasudare dalle tue tavole. E’ questo il sentimento principale che associ a Magneto?

Devo dire che mentre realizzavo Magneto ho attraversato un periodo poco facile, per dei problemi personali, e forse questo ha contribuito a far sì che nelle tavole si imprimesse questa malinconia.
Aggiungici poi, oltre a dover superare quel brutto periodo, mi sono ritrovato anche a dover illustrare scene che ti lasciano veramente senza parole; ero sbigottito nel pensare che certe cose siano accadute veramente. Ma alla fine al lettore non importa cosa tu possa aver passato durante la realizzazione, lui vede solo il risultato finale. E se tu mi scrivi che questa sensazione arriva al lettore per me non può essere che un piccolo appagamento professionale dopo tanta fatica.

Il lavoro di ricerca e ricostruzione storica per questa miniserie è stato imponente. Puoi raccontarci come si è svolto il tuo lavoro di documentazione?

Il mio lavoro di documentazione si è svolto in maniera facilitata, dove Greg Pak e Simons Warren mi hanno mandato allegati su allegati, in maniera da poter accelerare la produzione dei numeri, in un continuo inseguimento dell’uscita del nuovo numero mese per mese.
Mi arrivavano e-mail con allegati allucinanti, con immagini che nei libri di scuola non si vedranno mai. Ma quello che a me interessava maggiormente non era di lasciare il segno con una tuta mimetica o un carro armato disegnato nei minimi dettagli copiandolo da una foto, per me era importante l’espressività dei volti e della loro recitazione. Il mio desiderio è stato quello di voler far rivivere al lettore le emozioni reali che le persone, qui iconizzate attraverso i personaggi della miniserie, vivevano. Non so se ci sono riuscito, a giudicarlo saranno i lettori stessi.

Per questa produzione hai adottato uno stile affine alla drammaticità della storia (strato di pennarello di seppia diluito con acqua sul disegno iniziale, successiva scansione della tavola in toni di grigio per “ingabbiarla” in una struttura che richiami un claustrofobico senso di prigionia). Vuoi spiegarci l’evoluzione di una tecnica del genere?

La scelta della tecnica è stata repentina e spontanea non appena ho letto il soggetto, volevo che la storia potesse avere un gusto retrò. Come ho detto sopra, mi piace mettermi in discussione stilisticamente, a seconda del progetto che devo affrontare.
Ho ragionato sia sul modo di rappresentarla sia su come raccontarla.
La scelta della narrazione classica è stata operata per poter far vivere al lettore sia lo stato di claustrofobia cui hai accennato, ma anche per potergli dare l’opportunità di focalizzare l’attenzione sui dialoghi di Greg Pak. La tecnica in seppia si è resa necessaria per due motivi: il primo, per trasformare le pagine in scale di grigio attraverso Photoshop, senza perdere il disegno al tratto dei personaggi e degli sfondi. Il secondo, è che volevo rendere un effetto simile a quello dei documentari dell’epoca, come i filmati dell’Istituto Luce ad esempio. Peccato che non si possa avere una versione in bianco e nero per farvi comprendere il risultato finale al di là delle mie spiegazioni. Senza nulla togliere al lavoro svolto con il colore, che è impeccabile, credo che in bianco e nero l’intero volume poteva avere un impatto molto diverso. Almeno in Italia.
La mia non è una critica, ma solo un ragionamento fatto per valorizzare una storia importante sia per il tema che affronta, sia anche per la valenza storia che assume grazie alla sua ambientazione.
Infine voglio ringraziare Simone Bianchi per alcune dritte che mi ha dato, riguardo a come impostare il formato digitale e la risoluzione dello stesso, per non perdere effetti e passaggi delle scale di grigio.
Grazie Simone.


Come vedresti in prospettiva la possibilità che TESTAMENT venga utilizzato come possibile sceneggiatura per il Grande Schermo da parte dei Marvel Studios?
Inoltre, come sei arrivato a collaborare con Greg Pak a questo progetto?


Sono arrivato a Collaborare con Greg Pak attraverso il grande editor Simons Warren, che ci ha messo in contatto. Ci siamo trovati subito in sintonia. Per un eventuale utilizzo della nostra storia per un adattamento su Grande Schermo… beh, se ciò accadesse, credo che nel momento eventuale di leggere di un film basato sulla trama della miniserie MAGNETO TESTAMENT potrei rischiare di morire, e non voglio neanche pensarci. Faccio finta di niente che è meglio.. Che poi si sa come vanno a finire queste cose, partono e non partono. Quindi resto normale, e vado avanti come se niente si sia vociferato.


Greg Pak è un autore sempre più centrale all’interno della produzione Marvel. Avete instaurato un rapporto che presagisce altre collaborazioni future?


Forse in futuro le nostre strade potrebbero incrociarsi di nuovo, ma dipende tutto dai piani superiori come sempre.


Come sono i tuoi rapporti con la Marvel di Joe Quesada? Sono sensibili alle proposte e alle idee che possono venire anche da voi disegnatori, oppure tutto parte “dall’alto”?


Oddio questa è una domanda da un milione di dollari sonanti.
Non saprei che dirti, io personalmente mi ritengo fortunato, e il rapporto con Joe e gli altri editor della Marvel è di grande stima. Per future collaborazioni su progetti presentati da disegnatori italiani e sceneggiatori italiani non saprei dirti niente, credo che tutto debba essere deciso dai piani alti.
Per quello che riguarda me, posso solo dire che forse, per fortuna o merito, sono il primo caso italiano di autore che si presenta attraverso una semplice e-mail, con una storia importante sulle origini di un personaggio importante come Devil, e che gli viene accettata subito. Ed è ancora più sconvolgente il fatto che ancora oggi, non conoscendoci di persona, loro abbiano tanta fiducia nei miei confronti. Sicuramente sarà anche per il fatto che in questi anni mi sono sempre dimostrato affidabile e corretto, ma soprattutto sincero nei loro confronti. Ma se questo sogno è diventato realtà lo devo a chi ha seguito la mia collaborazione con loro, visto che non parlo e né scrivo inglese, ed è la mia compagna di vita Raffaella.

Hai regalato al tuo pubblico anni di avventure su carta, ma l’avventura più grande stai per viverla in prima persona questa domenica: il matrimonio! Oggi infatti Carmine Di Giandomenico si sposa!
Noi ti salutiamo con le nostre più sincere congratulazioni. Vuoi dirci qualcosa prima del grande passo con Raffaella?

Grazie per i vostri auguri, Raffa ringrazia anche lei!
Beh, che dire, sono emozionato e teso, per il futuro ovviamente, dato che questo non è un bel periodo storico... Ma voglio essere e siamo ottimisti!
Adesso sicuramente sto per iniziare la storia più importate sulla quale lavorare, ma per fortuna questa volta non sono da solo a doverla disegnare, e accanto ho una grande donna che riesce a comprendermi e a seguire le mie divagazioni surreali. Una donna forte, e paziente, a tal punto da sopportare persino una grande “S” di Superman di 2 x 1,75 metri in salotto. E’ ho detto tutto [ride&.
Un saluto a tutti e grazie per questa intervista! A presto ragazzi!

Intervista raccolta da Marco Cecini.

Ringraziamo noi Carmine per la sua disponibilità, e gli rinnoviamo i nostri migliori auguri per il suo matrimonio.
Come avrete notato, da qualche giorno la sezione PODCAST è dedicata ad alcuni video (segnalati proprio da Carmine) ispirati a BATTLIN' JACK MURDOCK e a MAGNETO TESTAMENT, speriamo che siano di vostro gradimento.

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